Portogallo: 107 ore di energie rinnovabili

107 ore energie rinnovabili Portogallo

107 ore consecutive solo di energie rinnovabili per il Portogallo: la storia di un futuro sostenibile alimentato da energia pulita, mai così vicino.

È un ottimo momento per le energie rinnovabili, a livello europeo.
Il 15 Maggio ha visto la Germania autosufficiente dal punto di vista energetico, con una produzione da fonti rinnovabili vicino al 100% tra le ore 14 e le 15, secondo i dati comunicati da Agora Energiewende. Gli scettici hanno evidenziato che si trattasse di una domenica, con un consumo ridotto rispetto alla settimana lavorativa: anche a fronte di queste deboli obiezioni, quello che è accaduto in Portogallo è ancora più eccezionale. Per 4 giorni, 107 ore consecutive, il paese iberico ha raggiunto un traguardo storico: 100% di consumo nazionale da fonti rinnovabili. 107 ore in cui non è stato necessario intervenire in alcun modo con impianti termoelettrici a carbone o a gas, assicurando la perfetta continuità del rifornimento elettrico.

I segreti del successo
Per quanto straordinari, questi dati non dovrebbero stupire se si pensa alla strada intrapresa dal Paese negli ultimi 15 anni. Il governo di Lisbona già nel 2000 acquistò tutte le line elettriche private creando una società pubblica con l’obiettivo di realizzare una grande Smart Grid nazionale, migliorando le connessioni nelle aree più remote del paese e adattando la rete a una generazione elettrica distribuita ed “intermittente”: i lusitani hanno reso possibile la crescita esponenziale delle installazioni, soprattutto di energia eolica. Di fatto già oggi le stime parlano di un 48% annuo per le rinnovabili, ma la volontà e di superare il 60% entro il 2020.

Nel resto del mondo
A livello globale nel 2015 le rinnovabili sono cresciute dell’8% rispetto al 2014, con installazioni prevalentemente nei paesi in via di sviluppo di America Centrale e Asia; a livello mondiale gli investimenti nelle rinnovabili sono stati di 286 miliardi di dollari. In Danimarca l’eolico da solo copre il 50% (il 9 Luglio 2015 si è arrivati al picco del 140%); in Spagna il 20% e il Regno Unito l’11% (entro il 2020 verrà installato un impianto eolico off-shore da 1,2 GW, il più grande del mondo).
In un contesto di continua diminuzione dei prezzi di petrolio e di gas, unita a una maggiore consapevolezza ambientale delle persone, sembra sempre più vicino il tramonto dell’era dell’industria fossile.

In Italia
E in Italia? Siamo il primo paese al mondo come rapporto produzione solare/consumi, (8,1% del fabbisogno). Dal 2005 al 2015 le rinnovabili sono passate dal 15% al 35,5%. Ma è proprio nell’ultimo anno che il nostro paese ha registrato grosse battute d’arresto, vedendo per la prima volta in 10 anni un calo della produzione e un crollo degli investimenti: se per il primo uno dei maggiori indiziati è l’energia idroelettrica, per il secondo basti pensare al fotovoltaico, con impianti installati per 930 MW, a fronte dei 13.194 MW del 2011-2012. Questo può essere spiegato dalla costante discesa dell’incentivazione e una forte incertezza a livello politico. Ne è un chiaro esempio il decreto sugli incentivi alle fonti rinnovabili non fotovoltaiche, ancora in attesa di essere approvato dopo la prima stesura datata Settembre 2015.

Ma siamo ancora in tempo per non perdere il treno?

“Quando si ha un programma così non c’è bisogno del nucleare. Il vento e l’acqua sono la nostra energia nucleare. Il costo relativo delle rinnovabili in questo momento è molto più basso, ed è dunque lì che vanno messi gli incentivi”. (….) “Con il cambiamento climatico e l’aumento del costo del petrolio le rinnovabili diverranno sempre più importanti, i paesi che non vi investono pagheranno un caro prezzo nel futuro”.

Rispondeva così, nel 2008, il Ministro dell’economia e dell’innovazione portoghese, Manuel Pihno, a chi gli contestava che il nucleare veniva trascurato dal programma di investimento rinnovabile in atto in Portogallo. Tralasciando il discorso sul nucleare, queste parole di 8 anni fa, sembrano arrivare dal futuro per un paese come il nostro, ancora troppo in balia delle lobbies dell’energia, e poco attento alla programmazione di un futuro sostenibile, che ci auguriamo non verrà pagata a caro prezzo anche dalle nostre future generazioni.

4 Comments

  1. Purtroppo in Italia le lobby e i politici sono un tutt’uno (uno dà da mangiare all’altro e viceversa). E finchè i petrolieri non spostano parte dei loro investimenti non avremo la decisiva spinta al comparto rinnovabili. Vedi strategie di FCA e ENI.

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  2. Noi siamo il paese del sole… arriveremo sicuramente agli obiettivi che ci siamo imposti. Bisogna avere fiducia nell’italiano “medio” (lol). Adesso che stiamo uscendo dalla crisi, gli imprenditori punteranno sulla diminuzione dei consumi con l’efficientamento energetico e sullo sfruttamento delle rinnovabili. 😉

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  3. Sono d’accordo con Pinkette. alla fine, anche senza incentivi, un investimento sul fotovoltaico, con il crollo che hanno avuto i prezzi, se ben progettato per l’autoconsumo, rientra anche in quattro anni. e poi sono quasi vent’anni di risparmio assicurato. Se avessi un’azienda

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  4. mi è partito il commento senza aver finito la frase… volevo dire che è un investimento mooooolto interessante per le aziende che lavorano e consumano elettricità di giorno.

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