COP22 Marrakech, conferenza mondiale sul cambiamento climatico

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“L’umanità si ricorderà del 4 novembre 2016 come del giorno in cui i Paesi del mondo hanno fermato la marcia verso una catastrofe climatica che sembrava inevitabile e hanno aperto la strada per un futuro sostenibile”.

Queste le parole con cui Patricia Espinosa, il nuovo segretario esecutivo della Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico, ha annunciato l’entrata in vigore dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.

L’accordo di Parigi ha richiesto meno di un anno per passare le doppia soglia dei 55 Paesi responsabili complessivamente di almeno il 55% delle emissioni mondiali di gas serra: un vero e proprio record se pensiamo che altri accordi delle Nazioni Unite, come il Protocollo di Kyoto, hanno richiesto 8 anni per completare l’iter di ratifica.

Il momento chiave di questo processo è probabilmente rappresentato dal doppio annuncio di Cina e USA (che da sole sono responsabili del 39% delle suddette emissioni) di aver ratificato l’accordo di Parigi e di aver presentato i propri piani di riduzione delle emissioni di gas serra al segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon. Ad oggi dei 192 firmatari degli accordi, 97 paesi li hanno ratificati; in Italia il Ddl di ratifica è stato approvato lo scorso 27 ottobre.

Ricordiamo che tra le altre cose gli accordi di Parigi impegnano i Paesi a contenere l’aumento della temperatura globale “ben al di sotto di 2°C rispetto i livelli pre-industriali” e di “proseguire gli sforzi per limitare l’aumento della temperatura a 1,5°C”.

I colloqui di Marrakech

Nella data di ieri, 7 novembre 2016, è iniziata la XXII edizione della conferenza annuale sul cambiamento climatico che quest’anno si terrà a Marrakech (Marocco), fino al 18 novembre. Proprio in virtù della ratifica degli accordi di Parigi si terrà anche il primo incontro tra i paesi ratificatori (CMA 1): tavolo a cui non siederà il nostro paese avendo ratificato dopo il 14 ottobre.

I temi da toccare saranno tanti e molto importanti, a cominciare dal piano per garantire l’erogazione dei 100 miliardi di dollari l’anno per aiutare i Paesi in via di sviluppo a fare fronte ai cambiamenti climatici. Non è un caso che l’edizione di quest’anno si tenga in un paese africano.

“La Cop22 è una Cop africana, ed è dove si trovano le priorità e anche la speranza”, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente francese Segolene Royal. Parlando alla sessione plenaria, ha detto: “Il cambiamento climatico è in Africa più crudele e più ingiusto. È il continente africano quello che soffre di più senza essere responsabile, in particolare con catastrofi legate alla desertificazione. Dei 50 Paesi più a rischio per il riscaldamento globale, 36 si trovano nell’Africa sub-sahariana“.

fonte: casaeclima.com

Criticità dei Contributi Nazionali

Emergono delle perplessità  su cui sarà opportuno dialogare a Marrakech, in relazione ai NDC (Nationally Determined Contributions) presentati da alcuni Paesi.

La Cina intende ridurre le proprie emissioni, ma solo a partire dal 2030.

L’India (terzo paese più inquinante) ha approvato un piano che gli consentirà di triplicare le sue emissioni entro il 2030: senza  questo piano, le emissioni sarebbero aumentate di 7 volte. La Russia non ha previsto nessuna modifica al proprio piano, pur essendo il quarto paese più inquinante per emissioni.

Gli Stati Uniti vivono una situazione di stallo poiché il rigoroso Piano di Obama, che prevede un taglio delle emissioni tra il 26% ed il 28% entro il 2025, è sul tavolo della Corte Suprema in dopo il ricorso presentato da ben 27 Stati.

Allarmante il dato emerso da alcuni studi secondo cui, ammesso che tutti gli NDC siano rispettati, si verificherebbe comunque un aumento del riscaldamento del pianeta compreso tra i 2,7 e i 3,5°C.

E l’Italia?

Come detto, il nostro paese non potrà parteciperare al CMA 1 non avendo ratificato prima del 14 ottobre. Tuttavia è stato annunciato dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, che per aprile 2017 sarà pronta la nuova Strategia Energetica Nazionale che verrà presentata in occasione del G7 Energia che si terrà proprio in Italia. Tuttavia si teme che il governo italiano possa puntare principalmente al Gas con nuovi Gasdotti o rigassificatori per le importazioni dall’estero, piuttosto che sullo sviluppo delle rinnovabili.

Per rientrare nell’obiettivo dei +2°C, l’Italia dovrebbe ridurre il livello di emissioni registrate nel 1990 del 30% entro il 2020, del 38% entro il 2030 e di oltre il 70% entro il 2050. Per raggiungere l’obiettivo dei +1,5°C invece le riduzioni dovrebbero essere del 38% entro il 2020, del 60% entro il 2030 e del 90% entro il 2050.

fonte: QualEnergia.it

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