Burden Sharing, il contributo delle regioni italiane alla crescita delle rinnovabili

Il GSE ha pubblicato il rapporto contenente i dati rilevati nelle varie regioni del paese su produzione e consumo da fonti rinnovabili per il biennio 2012-2014: la Valle d’Aosta è già al 75%.

Il 2 aprile 2012 veniva pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DM 15 marzo 2012 che definiva e quantificava gli obiettivi intermedi e finali che ciascuna regione e provincia autonoma avrebbe dovuto conseguire ai fini del raggiungimento degli obiettivi nazionali fino al 2020 in materia di quota complessiva di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia. Venerdì il GSE ha pubblicato i dati relativi al primo biennio, contenente i risultati parziali e le proiezioni al 2020.

La prima buonissima notizia è che ad oggi abbiamo già raggiunto il 17% previsto dalla direttiva 2009/28/CE per il 2020: nel 2014 il dato rilevato era del 17,1% di consumi finali lordi di energia provenienti da fonti rinnovabili. Se si guarda ai traguardi intermedi derivanti dal il Piano di azione nazionale per lo sviluppo delle fonti rinnovabili (PAN), l’obiettivo fissato per il 2014 era del 10,5%.

Tuttavia, a differenza di quanto accaduto negli anni precedenti, tale risultato è da collegare non a un ulteriore incremento dei consumi da FER – che anzi, considerando le procedure di calcolo fissate dalla Direttiva 2009/28/CE, risultano leggermente diminuiti nel 2014 rispetto al 2013 (da 20.737 ktep del 2013 a 20.245 ktep nel 2014) – bensì principalmente al perdurare degli effetti della crisi economica sui consumi finali lordi (diminuiti dai 123,9 del 2013 ai 118,6 Mtep del 2014, valore più basso degli ultimi 10 anni).

I Consumi Finali Lordi complessivi rilevati nel 2014 risultano significativamente inferiori ai valori previsti dal D.M. burden sharing per lo stesso anno, sia a livello nazionale (-10% circa) che per la maggior parte delle regioni.

Sbalorditivo il dato sulla Valle d’Aosta che nel 2014 vedeva il 74,6% dei suoi consumi lordi soddisfatti da fonti rinnovabili (quasi esclusivamente attraverso l’idroelettrico).

Preoccupanti i dati sulla Liguria

E la Liguria come è messa? I dati raccolti sono preoccupanti. Dal 2012 ad oggi la quota di consumi finali lordi coperta attraverso le FER è progressivamente diminuita perdendo un punto percentuale: da un 8,4% al 7,4% del 2014, quando la previsione per quell’anno era dell’8%. Vista la tendenza, molto lontano appare l’obiettivo del 14% previsto per il 2020.

A conti fatti la Liguria è, per distacco, il fanalino di coda di un Italia che ha spinto molto bene nel biennio 2014-2016 sulle fonti rinnovabili.

E la situazione appare ancora più drammatica se si controllano i rapporti del GSE per il 2015 sulle installazioni di fotovoltaico, nuove e aggregate. La nostra Regione è ultima in tutte le statistiche, sia come nuove installazioni, sia come potenza installata, sia come Watt pro capite.

Per fare un esempio, se confrontiamo i dati sul fotovoltaico della Liguria con il Molise, che ha un estensione inferiore di un quinto e una popolazione 5 volte inferiore, emerge che il Molise ha installato, pur con un minore numero di installazioni totali, 168 MegaWatt contro 96 Megawatt, con una produzione in GWh pari a più del doppio (223 GWh contro 101 GWh).

Per quanto riguarda i Watt pro capite, la Liguria con 60,9 Watt pro capite è l’ultima regione d’Italia; la penultima è la Campania con una potenza di 124,8 Watt pro capite. La Lombardia, pur essendo la Regione più popolosa d’Italia, ha comunque una potenza pro capite installata pari 210,9 Watt.

Collegamento al Rapporto del GSE

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